header image
 

Tramonto lungo un mondo


–> Nyhavn, tramonto <–

Seguo il consiglio della mia amica Gingerina, se prima non ne ero sicuro, dopo quasi un anno, vi libero di me. Fermo tutto, ora. Lo consegno al tempo. E per una volta sarà lui a dover aspettare. Quanto alla voglia di scrivere, soddisfatta no, ma non defunta.

Pigmalione, Nottingham

Il Banchetto


–> Ufficio, Technical University of Denmark <–

Me lo avete chiesto e io vi rispondo. Cosa studio e di che laboratorio si tratta. Un’attività che investe queste giornate, l’inizio di un anno nuovo, ma che si spinge a toccare un paese intero, una vita, e molto di più. Di rado vi ho davvero parlato di quel che sto vivendo, in fondo vi ho regalato solo assaggi: che sia giunta l’ora di banchettare?
Perché saporito, persino piccante è il confronto tra due paesi così diversi: quanto tempo meriterebbe questo tema e forse se lo guadagnerà per davvero, ma ora torno al mio laboratorio. Andiamo con ordine.
L’ultima volta scrivevo nel mio letto di Milano, oggi scrivo proprio da qui, dal mio laboratorio di Copenhagen e pensare che tutti qui intorno stanno pensando:

“Chissà mai cosa frulla nella mente del nuovo arrivato. Un italiano. Chissà quali calcoli, quali bizzarre teorie sta elaborando, scrivendo.”

Studio Physics and Nanotechnology per chi ancora non lo sapesse e dire cosa faccio qui dentro potrebbe essere complicato: ma potrei anche dirvi che per ora, gioco con viti e bulloni. Dadi e ranelle. Ebbene si. Aspetto l’ultimo componente di un progetto che neppure conosco. Strano però essere diventato ingegnere senza aver mai toccato un cacciavite in vita mia.
Per la verità gioco anche con l’acetone purissimo novantanove percento, poi ieri ho scoperto che non fa particolarmente bene inalarlo. Come ha detto quel tipo?

“Abbassa il livello delle attività celebrali”

Poco male. Insomma è così; la cosa che colpisce è vedere che qui tutti mi tengono in considerazione. Mi trattano con sincero rispetto, quasi riverenza. Arrivo un giorno come un altro da mille e più chilometri di distanza, ma da quel primo giorno ti lasciano maneggiare questi giocattoli. Questo che ho di fronte… Si, mi pare sia un mezzo milione di euro.

“Come è possibile? Come ho fatto a meritarlo? Eppure è proprio così. Qui si fidano di me.”

“E ora scusate, ma è ora di montare la mia nuova cassettiera.”

“Approposito…Questo è il mio nuovo ufficio!”

Il Filo di Arianna


–> Pettirosso, casa <–

C’era ancora, troppo a lungo dimenticato, abbandonato in un cassetto semivuoto, di una camera vuota, il mio quaderno e la sua copertina, grigia. Non amo il grigio, lo guardo e un po’ di tristezza mi assale.
Eppure, d’un tratto un ricordo mi coglie: potrebbero essere trascorsi dieci anni, ma nitida nella memoria riecheggia una frase, carica di quella scolastica solennità che allora avrei potuto avvertire:

“La miscela dei tre colori primari, giallo, blu e magenta genera il grigio, non un grigio qualunque. Il grigio colorato”.

Ricordo che troppo curioso e zelante, quel pomeriggio, estrassi le mie tempere, in un periodo in cui ancora colori e matite riempivano le mie giornate e i miei sogni, e tramite me, quelli del mio Maestro: quel giorno scoprii il segreto del grigio colorato, un segreto arcano che giace sconosciuto in un luogo persino più misterioso. Ingenuità volle che non lasciassi alcun Filo di Arianna a ricondurmi in quel dove, e se volete chiedetemelo, domandatelo in coro, ma proprio non saprei dire se quel grigio, di questo quaderno, è colorato, o meno; ma è il mio quaderno che prende vita in queste righe, e io fermo, a osservarle, nella loro nuova morbida eleganza che questa stilografica sa regalare e orgoglioso dichiaro:

“Amo scrivere”.

Non so dire se dipingerò mai più, tanto più non so dire se un giorno lo farò di nuovo con il mio Maestro, ma mi piace pensare che non smetterò mai di scrivere, persino quando ti accorgi che scrivere è difficile e non ne sai trovare il motivo.
Ancora più inspiegabile è quell’istante in cui nel tuo letto agiti la penna, dopo che la tua mano ha riposato così a lungo, e il pensiero che il tuo amico poco prima abbia ricordato una tua frase scritta tre anni prima non basta come spiegazione; ma è qui nell’aria, sfuggevole ed evanescente come una nuvola di profumo: è la Creazione. Luce, nel buio di tenebra che avvolge me, e quest’ora della notte.

E se qualcuno c’è, se qualcuno ascolta le nostre parole in questi giorni di Festa, in questo Natale, se davvero è così:

“Grazie. Per il più grande Dono”.

Un anno dopo


–> Home, reading <–

Un anno dopo viene spontaneo chiedersi che ne è del proprio blog. Una voce dentro di me grida:

“È bene! Lo è stato! Lo sarà!”

L’altra sa che con ogni probabilità, se mi fossi trovato in questa vita un anno fa, un mio blog non sarebbe mai esistito. Eppure sono qui, anche oggi, senza un minuto, a scrivere due righe, ripensando a un anno passato e a quello futuro: nel frattempo il mio corpo torna in Italia, poi torna in Danimarca, vola.

Limpidissima libertà


–> Dyrehave, tree <–

Fermo la mia corsa solo per pochi minuti, aspetto. Mi stupisco. Ogni istante mi stupisce e mi fermo ad osservare la sua magnificenza, luminosissima magnificenza. Non so cos’ha questo luogo.

Forse a volte perdo tempo, ma potrei anche vederla da un altro punto di vista, forse è la prima volta, che il tempo non lo perdo. Persino quando impiego un’ora per fare colazione, spesso non prima dell’una di pomeriggio. Persino quando tornando da Copenhagen alle sei del mattino decido di non andare a letto, ma di rimanere a guardare quelle stelle, dal punto più buio che riesco a trovare. Qui è buio vero.

Forse questo mondo non è poi così diverso dall’altro, e quello che provo è solo un effetto di queste particolari sensazioni che pervadono il corpo, le radunerei tutte in una sola. Libertà.

A volte le cose che tanto, tanto intensamente significano per te qualcosa, finiscono col trasformarsi, diventando proprio ciò che tu ti aspetti da loro.

Solo ogni tanto riesco a vederla così, ma Qualcosa intorno a me pervade questa terra. Vi svelo il segreto? La Limpidezza. Regalo di quel vento immortale che spazza via tutto, mostrandoti un cielo azzurro come mai l’ho visto prima d’ora. Tutto è chiaro visibile, cristallino, e quando alzi gli occhi, vedi sempre lontano.

È l’ora dei miei alberi, che trasudano la libertà che loro stessi rappresentano. È ora di tornare a Dyrehave, un luogo magico, il Parco dei Cervi, dove renne e cervi, a centinaia passeggiano intorno a te, sicuri che non gli faresti mai del male. Accompagnano la tua gita con i loro possenti richiami. Impegnati a contemplare la nostra reciproca magnificenza, limpidissima magnificenza. Un parco immenso, posto proprio tra la mia università e il mare. Ci andrò con la mia nuova bici, ma poi deciderò di correre, correre come in quei ricordi del mio passato, penserò di scattare delle fotografie, nel tentativo di trasmettervi almeno un poco di questa limpidezza.

È l’ora di tornare a correre, e non penso che sia una perdita di tempo.

Alcune cose finiscono…


–> Christiania, lake <–

“Alcune cose finiscono…

…Altre invece non finiscono mai”

Mi ricordo di aver sentito pronunciare questa frase in un film; mi ricordo anche di averla sempre ritenuta banale, come banale ritengo quel film. Eppure ci sono state delle volte in cui è tornata questa frase, dopo essersi incisa indelebile nella mia memoria. Quante cose vedo finire intorno a me, una dopo l’altra, certe cose durate troppo poco altre durate troppo, ma tutte inesorabilmente finite. Persino la peggiore, scomparendo, non mi regala un attimo di gioia, magari sollievo, magari pace, ma posso provare gioia solo con qualcosa che inizia, forse e solo forse, con qualcosa che dura. In ogni caso non con qualcosa che finisce.

Recentemente sono tante le cose che sono iniziate, forse persino più di quelle che sono finite, cose tanto grandi che a stento oso immaginarne di più immense; ma lo faccio. La verità è che questa esperienza mi sta riempiendo: mi riempie le giornate, la mente, l’anima tutta. Mai più che ora mi sento vivo, sento che è nato qualcosa, che il mio corpo reagisce, si muove, si adatta vigoroso ad un mondo nuovo, apparentemente senza confini, cresce velocissimo; una libertà che non ho mai respirato, un’aria che brucia dentro di me regalandomi un’energia nuova, come se per tanto tempo mi fossi scordato di qualcosa. Un motore accantonato negli archivi della mia mente, impolverati: come se improvvisamente lo avessi ritrovato, come se mi facesse battere il cuore in un modo nuovo. Questo mi rende felice, almeno una parte di me…

Poi c’è l’altra parte di me, quella che si contorce su sé stessa nella sua sofferenza, o paura forse. Qualcosa che non si vuole svelare, che non mi dona la pace, impregnandomi di quell’incubo troppo concreto per dileguarsi nel nulla. Per finire. In momenti come questo mi chiedo se queste due parti sono davvero distinte, o se tutto ciò è solo una recita, solo l’immagine riflessa di un realissimo film. Mistificante prodotto di un lago dorato, appena increspato da un soffio senza meta. Sono uno. Eppure si. Felice sono e soffro alquanto.

Oggi qualcosa finisce, oggi qualcos’altro inizia. Come anticipato quello che conoscete non sarà più il mio blog. Troppe le ragioni di questo cambiamento: ma sceglierò la meno banale. Quelle pagine non sono più quelle di un anno or sono, i mesi sono trascorsi veloci. Un tempo quel luogo aveva uno scopo, qualcosa che solo sporadicamente ho saputo definire, fragile come le foglie di questa stagione. Non esiste più; coperto da altri significati, troppo forti per essere cancellati da quelle righe, loro dimorano tra quei colori, e quel bianco e nero. Una vita nuova comincia, un nuovo blog la segue, non ne conosco la direzione, non so se avrà un futuro, spero solo di non dover ricominciare da zero, di aver imparato qualcosa; ora ne sto imparando tante di cose, spero che non mi facciano troppo male. Se vi va di accompagnarmi, io sono qui; e corro.

Un giorno da turisti, uno

Forse voi ne sapete più di me. Da quando ero un bimbo ho sempre desiderato andare allo zoo, ma non ho mai saputo di uno zoo a milano: quando ho chiesto ad amici o parenti mi hanno risposto solo con frasi interrotte e non troppo consapevoli. Non lo so proprio, resta il fatto che nei miei quasi 22 anni milanesi non mi è mai davvero capitato di visitarne uno.
E tutti quei film ad accrescere la mia invidia nei cofronti di quei bimbi viziati che potevano andare allo zoo quando volevano.
Allora perchè non sfruttare l’alba di un weekend sconvolgente, nel bene e nel male; non preoccupatevi, nulla di grave… Un sabato così non lo si vedeva da tanto, io, 4 amici italiani e perchè no qualche ungherese, un pao d francesi a chiudere la compagnia di quel giorno da turisti, uno. Direzione zoo di Copenhagen, metà dello zoo, almeno per ora…metà di una giornata lunghissima.
E mancava solo scoprire il giorno dopo che Pilar è un’animalista convinta. Lo ammetto, è davvero un po’ triste vedere quegli animali incatenati tra mura così piccole, ma che ci volete fare? Il mio primo giorno in uno zoo! Che dite? Sono perdonato? Che ne pensate? Affascinanti.

Pulito come il profumo…

E così arriva il weekend e con esso il preziosissimo tempo per il bucato. Il mio primo bucato da solo, in terra straniera, un bucato che mi ha fatto compagnia per non meno di una giornata intera…
Non vi parlerò della scoperta delle due asciugatrici non funzionanti, nemmeno delle inutili peripezie all’interno del campus, nel vano tentativo di trovarne una…in un paese in cui 15 gradi fuori sono segno di una giornata da favola…non vi parlerò neppure di quelle sensazioni nuove…quel profumato candore che invadeva ogni cosa, il contatto con quelle superfici così familiari, ma fresche, umide come mai prima di allora. Il vento che qui soffia perenne regalando limpidezza ad ogni dove.
Vi lascio solo assaporarne un’immagine, in un blog che lascia sempre più inespresso quel che vuol significare…

Una nuova bici

Eccomi al mio primo non-post dalla Danimarca, il motivo per cui non vi vengo a trovare nè scrivo…è il più banale e semplice di tutti…qui non ho mai un secondo libero e corro dal mattino alla sera, una vita frenetica e travolgente ma soprattutto nuova mi ha conquistato. Persino ora di domenica al ritorno da una lunghissima nottata in Copenhagen, dopo una colazione a base di 3 caffè, e dopo la tragica fine dello yogurt, non ho tempo per fare nulla…correrò a farmi una doccia poi pranzo riparazione della mia nuova bici da donna, e un po’ di studio per quell’esame che già incomncio a odiare…
A parte questo, e a parte i momenti un po’ malinconici, quel po’ di sconforto che ogni tanto si fa strada dentro di te, è tutto immensamente stupendo. Mille persone nuove, da paesi più o meno conosciuti, tutti insieme con uno scopo comune. Magnifco.Protagonisti di una realissima fiaba.
Ma la cosa più bella fra tutte, è scoprire una vita del tutto nuova, in cui più niente è dato per scontato, perchè qui ogni cosa te la devi conquistare, anche la più banale, è ricominciare a vivere da zero. Perchè io una bici l’ho avuta er tutta la mia vita, e non mi è mai neppure stata troppo simpatica, ma quando da essa dipende la tua vita e la tua giornata, impari ad amarla, diventa il bene più prezioso che tu possa avere, ma tu non l’hai.
Però un giorno riesci a trovarne una, persino brutta, persino da donna, ma è tua, te la sei conquistata e quella è una soddisfazione vera. Imparo a respirare di nuovo, tanto profondamente quanto mai avevo fatto sino ad ora.
Scusate l’eccitazione, ma ho poco tempo, e il finale del post lo lascio non scrtto, in silenzio, dedicato a quelLA e a quelle persone, che ora sono tutt’altro che eccitate. Quelle che magari vivono anche una vita nuova, ma un destino crudele vuole rendere quella vita troppo simile alla prima, troppo dolorosa.
Volevo solo dire, non mi dimentico di te, o di voi.

Grazie…

Non ci potevo credere.
Non so se capita anche a voi o sono soltanto io l’essere malato: un essere che ama talmente tanto il cinema e i film, che spesso si ferma a pensare. Si ferma di fronte a cose banalissime, di fronte ad attimi apparentemente inutili, uguali a tanti altri e si chiede: “E se ora accadesse questa cosa?”. Una qualsiasi cosa, purchè stranissima e incomprensibile, bella brutta, paurosa purchè stupefacente.
La realtà è diversa dai film, in questo senso a volte mi sono sentito deluso, perchè questi eventi assurdi, che potrebbero rendere la vita una favola, arricchendola di stranezze e sorprese, cancellando definitivamente la parola “routine”, non accadono. E la vita rimane un po’ grigia, un po’ ripetitiva.
Poi una sera scopri che la vita in verità è un film. Accade la cosa più cinematografica e indimenticabile che ti può accadere. Questo mi hanno regalato i miei amici. Una festa per la mia partenza che è semplicemente un sogno, favoloso immenso e soprattutto reale.
Quando vieni accompagnato in un locale, vedi le luci spente e d’improvviso compare un coro di persone tutte conosciute, ma tutte, tutte! Tutti gli amici di sempre, radunati lì, amici che persino non si erano mai conosciuti prima di allora, 70 persone lì solo per te, in un locale, solo per te…e tu vuoi solo piangere commosso fino al midollo, fino al cuore.
Riprendi coscienza e realizzi che erano mesi che questa festa prendeva vita, mesi di intrighi di ricerche di sotterfugi perchè tutto rimanesse una sorpresa, per chiamare persino le persone più impensabili. Poi ripensi a tutte le cose strane e incomprensibili che ingenuamente avevi digerito e ti chiedi: “Come ho fatto a non accorgermene?”. E forse la risposta è che non volevi accorgertene, perchè solo così sarebbe stata la festa più bella della tua vita.
Insomma grazie, perchè mai nessuno ha fatto così tanto per me.
E mentre te lo stai dicendo scopri che i tuoi amici suoneranno per te tutta la sera, che quegli strumenti sono i loro, che suoneranno e canteranno per te. Che tu salirai sul palco e canterai insieme ai Made in Heaven. Rigorosamente stonatissimo.
Grazie Paola, la prima organizzatrice, nessuno ha mai organizzato tanto per me, sei stata stupenda, grazie a tutti i presenti, a tutti.
Grazie per la bandiera dell’italia con la firma e la dedica di tutti.
Grazie per gli striscioni e i murales.
Grazie ai Made in Heaven e alle loro dediche.
Ma i grazie sono troppi, riempirei pagine e pagine, solo grazie grazie grazie.
Dopo una festa così, partire è davvero difficile, ma domani si parte, perchè di “routine” non ne voglio davvero sapere. Quando vita e film diventano una cosa sola.